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DICHIARAZIONE DI FEDE Noi crediamo: 1. Nell’ispirazione verbale della Bibbia. 2. In un unico Dio esistente in tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. 3. Che Gesù Cristo è l’unigenito Figlio del Padre, concepito per lo Spirito Santo e nato dalla vergine Maria. Che Gesù fu crocifisso, sepolto e che è risorto dai morti. Che ascese al cielo e che oggi è alla destra del Padre come l’intercessore. 4. Che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio e che il ravvedimento è comandato da Dio per tutti ed è necessario per il perdono dei peccati. 5. Che la giustificazione, la rigenerazione e la nuova nascita si hanno per la fede nel sangue di Gesù Cristo. 6. Nella santificazione susseguente alla nuova nascita per mezzo della fede nel sangue di Cristo, per mezzo della Parola e per mezzo dello Spirito Santo. 7. Che la santità sia il modello divino di vita per il Suo popolo. 8. Nel battesimo dello Spirito Santo susseguente a un cuore puro. 9. Nel parlare in altre lingue come lo Spirito dà, e che ciò è l’iniziale evidenza del battesimo nello Spirito Santo. 10. Nel battesimo in acqua per immersione e che coloro i quali si ravvedono devono essere battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 11. Che la guarigione divina sia provveduta per tutti nell’espiazione. 12. Nella cena del Signore e nella lavanda dei piedi dei santi. 13. Nella premillenaria seconda venuta di Gesù: primo, per resuscitare i giusti morti e rapire a sé nell’aria i santi viventi; secondo, per regnare sulla terra mille anni. 14. Nella resurrezione corporale: vita eterna per i giusti e condanna eterna per i malvagi.
IMPEGNI PRATICI ESEMPIO SPIRITUALE Noi dimostreremo il nostro impegno verso Cristo praticando le discipline spirituali. Dimostreremo il nostro impegno verso il corpo di Cristo con la lealtà verso Dio e l’impegno verso la sua chiesa. Dimostreremo il nostro impegno verso l’opera di Cristo operando come buoni amministratori. La pratica delle discipline spirituali Le discipline spirituali coinvolgono pratiche quali la preghiera, la lode, il culto, la confessione di peccato, il digiuno, la meditazione e lo studio. Per mezzo della preghiera esprimiamo la nostra fiducia in Jahvè Dio, il datore di tutte le buone cose, e riconosciamo il nostro dipendere da lui per i bisogni nostri e per quelli degli altri (Mt 6:5-15; Lc 11:13; Giac 5:13-18). Per mezzo del culto privato e pubblico noi benediciamo Dio, abbiamo comunione con lui e c’è quotidianamente provveduto arricchimento spirituale e crescita nella grazia. Per mezzo di periodi di digiuno ci avviciniamo a Dio, meditiamo sulla passione di Cristo e ci autodiscipliniamo per sottometterci al controllo dello Spirito Santo in ogni area della nostra vita (Mt 6:16-18; 9:14-17; At 14:23). Per mezzo della confessione dei peccati a Dio siamo assicurati del perdono divino (1Gv 1:9-2:2). Il condividere la nostra confessione con altri credenti offre l’opportunità di richiedere preghiera e di portare i pesi gli uni degli altri (Gal 6:2; Giac 5:16). Per mezzo della meditazione e dello studio della Parola di Dio rafforziamo la nostra crescita spirituale e ci prepariamo ad aiutare altri nella guida e nell’istruzione delle verità scritturali (Gios 1:8; Sal 1:2; 2Tim 2:15,23-26). Lealtà a Dio e dedicazione alla Chiesa La vita del discepolato cristiano richiede il compimento dei nostri doveri verso il corpo di Cristo. Dobbiamo riunirci regolarmente con altri membri della chiesa con lo scopo di magnificare e lodare Dio e per ascoltare la Parola (Mt 18:20; Gv 4:23; At 2:42,46,47; 12:24; Eb 10:25). La domenica è il giorno cristiano per il culto. Come giorno del Signore esso commemora la resurrezione di Cristo dai morti (Mt 28:1) e dovrebbe essere speso per l’adorazione, la comunione fraterna, il servizio cristiano, l’insegnamento, l’evangelizzazione e la proclamazione (Atti 20:7; Romani 14:5,6; 1Corinzi 16:2; Colossesi 2:16,17). Noi dobbiamo provvedere ai bisogni finanziari della chiesa col dare le decime (Mal 3:10; Mt 23:23) e le offerte (1Cor 16:2; 2Cor 8:1-24; 9:1-15). E’ nostro dovere rispettare e sottometterci a quelli prepostici nel Signore nella chiesa (1Ts 5:12-13; Eb 13:7,17). Il nostro esercizio dell’autorità deve essere come un esempio spirituale e non un signoreggiare sul gregge di Dio (Mt 20:25-28; 1Pt 5:1-3). Inoltre, la nostra sottomissione deve essere una manifestazione della grazia spirituale dell’umiltà (Ef 5:21; 1Pt 5:5,6). In ultimo, dobbiamo evitare l’affiliazione con società segrete. Queste possono apparire come aventi un carattere spirituale, ma, essendo segrete e fondate su un voto segreto, contraddicono la spiritualità cristiana (Gv 18:20; 2Cor 6:14-18). I credenti non devono appartenere a nessun corpo o società che richiede o pratica un patto che soprassiede o esclude la loro comunione fraterna in Cristo (Mt 12:47-49; Gv17:21-23). Essere buoni amministratori Nelle Scritture le virtù della parsimonia e della semplicità sono onorate, ma i vizi dello spreco e dell’ostentazione sono solennemente proibiti (Is 55:2; Mt 619-23). Una vita pia e sobria richiede l’uso frugale e saggio delle nostre benedizioni materiali, incluso il tempo, i talenti e il denaro. Come buoni amministratori dobbiamo usare bene il nostro tempo, sia per ricreazione sia per lavoro (Ef 5:16; Col 4:5) L’uso ozioso del tempo libero degrada (2Ts 3:6-13; 1Tim 5:13), ma l’uso edificante di esso apporta un rinnovamento interiore. Tutto il nostro lavoro o tempo libero dovrebbe onorare il nome di Dio (1Cor 10:31). Come buoni amministratori dobbiamo usare appieno i nostri doni spirituali (Rom 12:3-8; 1Cor 12:1-11,27-31; Ef 4:11-16; 1Pietro 4:9-11) e i talenti naturali (Mt 25:14-30) per la gloria di Dio. Come buoni amministratori dobbiamo riconoscere che l’uso saggio del denaro è una parte essenziale della vita economica del cristiano. Dio ci ha affidato benedizioni temporali (Mt 7:11; Giac 1:17). PUREZZA MORALE C’impegneremo in quelle attività che glorificano Dio nel nostro corpo e che impediscono il compimento dei desideri della carne. Leggeremo, guarderemo e ascolteremo quelle cose che sono di beneficio positivo per il nostro benessere spirituale. Glorificare Dio nel nostro corpo Il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo e noi dobbiamo glorificare Dio nel nostro corpo (Rom 12:1,2; 1Cor 6:19,20; 10:31). Dobbiamo camminare nello Spirito e non adempiere i desideri della carne (Gal 5:16). Esempi di comportamento carnale che non glorificano Dio sono presenti in diversi passi scritturali (Rom 1:24; 1Cor 6:9,10; Gal 5:19-21; Apo 21:8). Pratiche peccaminose che sono preminenti e condannate in quei passi scritturali includono omosessualità, adulterio, attitudini mondane (come odio, invidia, gelosia), comunicazione corrotta (sparlare, scatti d’ira, parolacce), rubare, uccidere, ubriachezza e magia. Quest’ultima ha a che fare con le pratiche occulte, proibite da Dio, che portano al culto di Satana. Leggere, guardare e ascoltare La letteratura che leggiamo, i programmi che guardiamo e la musica che ascoltiamo influenzano profondamente il nostro modo di sentire, pensare e comportare. E’ imperativo, allora, che il cristiano legga, guardi e ascolti quelle cose che ispirano, istruiscono e sfidano per un modo migliore di vita. Perciò, la letteratura, i programmi e la musica che sono mondani nel contenuto o pornografici in natura devono essere evitati. Un cristiano non può guardare film o rappresentazioni teatrali di natura immorale (Rom 13:14; Filip 4:8). Beneficiare il bene spirituale L’uso del tempo libero nella vita di un cristiano dovrebbe essere caratterizzato da quelle attività che edificano l’individuo e il corpo di Cristo (Rom 6:13; 1Cor 10:31,32). Dobbiamo evitare posti e pratiche che sono di questo mondo. Di conseguenza, un cristiano non deve essere parte di un intrattenimento che si richiama alla natura carnale e/o porta discredito alla testimonianza cristiana (2Cor 6:17; 1Ts 5:21,22; 1Gv 2:15-17). INTEGRITA’ PERSONALE Vivremo in un modo che ispira fiducia e confidenza, portando il frutto dello Spirito e cercando di manifestare il carattere di Cristo in tutto il nostro comportamento. Fiducia e confidenza Un cristiano dovrebbe essere degno di fiducia, affidabile e di parola (Mt 5:37; 1Pt 2:11,12). Il giurare è contrario all’essere persona di fiducia e perciò da evitare (Mt 5:34-37; Giac 5:12). Cristo, per insegnamento ed esempio, insegnava ad amare i nostri nemici e a preferire nostro fratello (Mt 5:43-48; Rom 12:10; Filip 2:3; 1Gv 3:16). Dovremmo comportarci in un modo che mostri Cristo agli altri (Mt 5:16; 1Cor 11:1). Frutto dello Spirito Se viviamo nello Spirito manifesteremo il frutto (attitudini e azioni) dello Spirito e non adempiremo i desideri della carne (Gal 5:16,22-25; 1Gv 1:7). Relazioni di fiducia con altri sono una manifestazione naturale della nostra positiva relazione con il Signore (Sal 1:1-3; Mt 22:37-40). Una mancanza di frutto nella nostra vita sarà giudicata (Mt 7:16-20; Lc 13:6-9; Gv 15:1-8). Il carattere di Cristo L’amore per gli altri è il segno della vita di Cristo (Gv 13:34,35; 15:9-13; 1Gv 4:7-11). Nella sua relazione con il Padre, Gesù mostrò sottomissione (Lc 22:42; Gv 4:34; 5:30). Nella sua relazione con gli altri, mostrò accettazione (Gv 8:11), compassione (Mt 9:36; Marco 6:34) e perdono (Mt 9:2; Lc 5:20). Non possiamo manifestare il frutto dello Spirito e manifestare il carattere di Cristo senza essere spiritualmente uniti a Cristo (Gv 15:4,5) e senza avere il seme della Parola seminato nel nostro cuore (Gv 15:3; 1Pt 1:22,23). RESPONSABILITA’ FAMILIARI Daremo priorità al compimento delle responsabilità familiari, alla preservazione della santità matrimoniale e al mantenimento dell’ordine divino nella casa. Priorità della famiglia La famiglia è l’unità base della relazione umana e come tale è fondamentale per la società e per la chiesa (Gen 2:18-24). L’origine divina della famiglia, con il suo carattere fondamentale, rende imperativo il nostro dare priorità al ministero della famiglia, sia da un punto di vista personale sia da un punto di vista corporativo. La pratica delle discipline cristiane e delle virtù dovrebbe cominciare a casa (Dt 6:6,7). Le nostre famiglie, perciò, dovrebbero stabilire alcuni modelli di devozione e dovrebbero cercare di provvedere un ambiente cristiano a casa (1Tim 3:3,4; 5:8). Santità del matrimonio Il matrimonio è ordinato da Dio ed è un’unione spirituale in cui un uomo e una donna sono uniti da Dio per vivere insieme come uno (Gen 2:24; Mc 10:7). A causa del carattere divino del matrimonio, esso è un impegno di tutta la vita con l’unica eccezione ad esso per fornicazione (Mt 5:32; 19:9). Il coinvolgimento sessuale, prima del matrimonio o con un altro che non sia il proprio partner, è strettamente proibito nella Scrittura (Es 20:14; 1Cor 6:15-18). Comprendendo la santità del matrimonio, i coniugi dovrebbero lottare per mantenere una relazione felice, armoniosa e santa. Dovesse il divorzio accadere, la chiesa dovrebbe essere veloce nel provvedere amore, comprensione e consiglio a quelli coinvolti. Il matrimonio di persone divorziate si dovrebbe fare solo dopo una completa comprensione e sottomissione alle istruzioni scritturali riguardanti l’argomento (Mt 19:7-9; Mc 10:2-12; Lc 16:18; Rom 7:2,3; 1Cor 7:2,10,11). Dovesse un cristiano decidere di rimanere singolo, tale decisione sarà rispettata e vista come una possibile alternativa spirituale (1Cor 7:8,32-34). L’ordine divino nella casa Quando Dio creò l’uomo, li creò maschio e femmina (Gen 1:27). Diede loro caratteristiche diverse (1Cor 11:14,15; 1Pt 3:7) e responsabilità diverse (Gen 3:16-19; 1Pt 3:1-7). Nell’ordine divino il marito è il capo di casa (Ef 5:22-31; Col 3:18,19), i genitori devono allevare e ammonire i loro figli (Ef 6:4; Col 3:21) e questi devono obbedire ed onorare i loro genitori (Es 20:12; Efesini 6:1-3; Col 3:20). Per far esistere l’armonia nella casa, l’ordine divino delle responsabilità va osservato. TEMPERANZA Praticheremo la temperanza nel comportamento, e ci asterremo da attività e attitudini che sono offensive per il nostro prossimo, e che portano alla tossicodipendenza e alla schiavitù. Temperanza Una delle virtù cristiane è la temperanza o l’autocontrollo (1Cor 9:25; Tito 1:8;2:2). E’ elencata come frutto dello Spirito (Gal 5:23). Siamo ammoniti a praticare la moderazione e l’equilibrio nel nostro comportamento (Filip 4:5). La Scrittura indica che è nostra prerogativa controllare il nostro pensare (Filip 4:8), la nostra ira (Efesini 4:26) e il nostro parlare (Ef 4:29; Col 3:8). Esercitare l’autocontrollo riflette la potenza di Dio nella nostra vita (1Cor 9:27; 2Pt 1:5-11). Comportamento offensivo La Bibbia parla in modo chiaro che dobbiamo essere sensibili ai bisogni e ai sentimenti altrui come dimostrazione del nostro amore per loro (Mt 22:39; Rom 12:9-21; 13:10; Filip 2:3-5). A volte è necessario che controlliamo il nostro comportamento per non offendere altri (Rom 14:13-21; 1Cor 8:9-13). Come conosciamo Cristo a causa dello Spirito, così dobbiamo conoscere gli altri alla stessa maniera per non giudicarli dalle apparenze soltanto (2Cor 5:16). Rispetto e tolleranza verso le differenze in altri dovrebbero caratterizzare le nostre relazioni (Rom 14:2,3; 1Cor 8:8; Ef 4:2; Col 3:13; 1Tim 4:1-5). Tossicodipendenza e schiavitù Uno dei primi benefici della nostra libertà in Cristo è la libertà dal dominio di forze negative (Gv 8:32,36; Rom 6:14; 8:2). C’è sconsigliato di rimetterci sotto schiavitù (Gal 5:1). Perciò, un cristiano deve astenersi totalmente da ogni bevanda alcolica e da altre sostanze chimiche che alterano il proprio essere; deve astenersi dall’uso del tabacco in ogni sua forma e da tutte le sostanze che creano tossicodipendenza; inoltre, deve astenersi da ogni attività (tipo gioco o gozzoviglia) che rendono impuro il corpo quale tempio di Dio o che dominano e schiavizzano lo spirito, reso libero in Cristo (Prov 20:1; 23:20-35; Is 28:7; 1Cor 3:17; 5:11; 6:10; 2Cor 7:1; Giac 1:21). MODESTIA Noi dimostreremo il principio scritturale della modestia nell’esteriore e nel vestire che rafforzerà la nostra testimonianza cristiana ed eviterà orgoglio, elaboratezza o sensualità. Modestia Stando all’idea biblica, la modestia è una grazia spirituale interiore che si ritira da ogni cosa sconveniente e impura, è castità di pensiero e condotta ed è libera da crudeltà e indecenza nel vestire e nel comportamento (Ef 4:25,29,31; 5:1-8; 1Tim 2:9,10). La modestia, perciò, riguarda il nostro esteriore, il vestire, il parlare e la condotta e si applica a tutte le situazioni. L’argomento essenziale è: il nostro stile di vita piace a Dio o gli dispiace? Esteriorità e vestire La nostra vita, carattere e immagine sono riflessi nella nostra apparenza e modo di vestire. L’ammonizione scritturale: «Non conformatevi a questo mondo», ci ricorda che il nostro modo di vestire deve essere modesto e decente (Rom 12:2; 1Ts 5:22,23). Non dispiace a Dio il nostro vestirci bene o elegante. In ogni modo, dobbiamo ricercare bellezza spirituale che non viene da adornamenti esteriori (gioielli, vestiti costosi o cosmetici), ma dalle buone opere, da un parlare casto, dalla mitezza e da uno spirito quieto (Filip 4:8; 1Pt 3:3-5). Orgoglio, elaboratezza, sensualità Come persone pie dobbiamo astenerci da tutte le concupiscenze della carne ed evitare il vestirsi in modo da incoraggiare pensieri, attitudini e uno stile di vita immorali (Gal 5:13-21; 1Pt 2:11; 2Pt 1:4). La nostra bellezza non dipende da vestiti elaborati, stravaganti, costosissimi o dall’uso di gioielleria e cosmetici, ma dalla nostra relazione con Cristo. L’adornamento esteriore, vestiti o gioielli, come dimostrazione esteriore di dignità personale è contrario ad un’attitudine spirituale (Giac 2:1-4). OBBLIGAZIONI SOCIALI Dovrebbe essere nostro obiettivo adempiere i nostri obblighi sociali con l’essere buoni cittadini, correggendo ingiustizie sociali e proteggendo la santità della vita. Essere buoni cittadini Come cristiani siamo membri del regno di Dio come pure di un ordine sociale di questo mondo. L’obbedienza a Dio ci richiede di agire responsabilmente quali cittadini del nostro paese (Mc 12:13-17; Rom 13:1-7; 1Pt 2:13-17). Dovremmo, perciò, sostenere la legge e l’ordine civile, rispettare e pregare per i nostri responsabili, partecipare ad attività scolastiche, comunitarie e governative, esercitare il nostro diritto al voto e parlare chiaramente sugli argomenti morali. La legge di Dio è suprema, ma dobbiamo obbedienza alle leggi dello stato se non sono in conflitto con l’obbedienza a Dio (At 5:29). Quando diventa necessario essere in disaccordo con pratiche e requisiti governativi, dovremmo farlo per promuovere giustizia e non per compiacerci della discordia e della controversia. Correggere l’ingiustizia sociale L’amore per gli altri e il riconoscimento di pari dignità per tutti davanti a Dio (At 10:34; 17:26) dovrebbero spingerci a fare passi per migliorare la situazione di quelli che sono emarginati, dimenticati, affamati, senza casa e vittimizzati da pregiudizio, persecuzione e oppressione (Mt 22:39; Rom 13:8-10; 1Gv 3:17). In tutte le nostre azioni dobbiamo essere sensibili ai bisogni umani (Lc 10:30-37; Giac 1:17) e prestare attenzione ad ogni discriminazione razziale ed economica. Ogni persona dovrebbe avere la libertà di culto e di partecipare alla vita della chiesa non importa la razza, il colore, il sesso, la classe sociale o la nazionalità. Proteggere la santità della vita Dio solo dà vita (Gen 1:1-31), perciò, siamo responsabili verso Dio per la cura della nostra vita fisica e per quella degli altri. Se le circostanze lo richiedono, dobbiamo essere pronti a rischiare la nostra vita nel servizio per il nostro prossimo (Gv 15:13). La regola è che rispettiamo la nostra vita fisica e impieghiamo ogni mezzo degno per mantenerla. Dato che solo Dio conferisce la vita, Dio solo deve decidere quando va terminata (Sal 31:14,15). Poiché un feto umano è sacro e benedetto da Dio, crediamo di avere la responsabilità di proteggere la vita dei nascituri (Ger 1:5; Lc 1:41). E’ nostra ferma convinzione che l’aborto e l’eutanasia praticata sugli anziani, i malati mentali, i malati terminali e su altri tipi di handicap, per ragioni di convenienza personale, aggiustamenti sociali o vantaggi economici, siano moralmente errati. Inoltre, crediamo che è nostra responsabilità cristiana prenderci cura della terra e delle sue risorse. Al principio Dio diede all’uomo dominio su tutta la terra (Gen 1:26-30). Questo, comunque, non ci autorizza a contaminarla o a sprecarne le risorse. Dal suo inizio, nel 1886, la Chiesa di Dio è stata una chiesa di santità. La seguente risoluzione fu approvata nel 1960 e si trattava di una riaffermazione del nostro impegno verso i principi della santità biblica. Rimane il modello della chiesa, oggi. RISOLUZIONE RELATIVA AI PRINCIPI DI SANTITA’ DELLA CHIESA DI DIO Il fondamento della Chiesa di Dio è posto sui principi della santità biblica. Anche prima che la chiesa sperimentasse la discesa dello Spirito Santo, le sue radici furono poste nel risveglio di santità del secolo scorso (1800). Essa era, ed è, una chiesa di santità, santità nei fatti e santità nel nome. Il trascorrere del tempo non ha indebolito la nostra posizione o convinzioni. Gli anni hanno, invece, rafforzato la nostra conoscenza che senza santità è impossibile piacere a Dio. Noi, perciò, ricordiamo a noi stessi che le Scritture ci comandano in ogni tempo di esaminare i nostri cuori. Una vita continua di santità richiede ciò. Le condizioni odierne lo richiedono disperatamente. La sottile usurpazione di mondanità è molto reale ed è una minaccia continua per la chiesa. Noi dobbiamo, perciò, prestare attenzione per non conformarci al mondo o perché un amore per il mondo prenda radici nel nostro cuore e si manifesti come concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi od orgoglio di vita. Per tali ragioni, noi presentiamo il seguente: CONSIDERATO CHE, la Chiesa di Dio è storicamente una chiesa di santità, e CONSIDERATO CHE, noi siamo comandati dalla Scrittura ad essere così, e CONSIDERATO CHE, una marea di mondanità minaccia la spiritualità della chiesa, SI DICHIARA CHE NOI, la Chiesa di Dio, riaffermiamo il nostro livello di santità, nella dottrina dichiarata, nei principi di condotta e come realtà vivente nei nostri cuori. SI DICHIARA INOLTRE CHE NOI, come ministri, manteniamo questo modello nella nostra vita, nelle nostre case e sui nostri pulpiti. SI DICHIARA INOLTRE CHE NOI, come ministri e membri, ridedichiamo noi stessi a tale scopo e guardiamo la nostra vita contro la conformità a questo mondo nell’esteriore, in ambizione egoistica, in attitudini carnali e in associazioni malvagie. SI DICHIARA INOLTRE CHE NOI, come ministri e membri, cerchiamo di conformarci alle virtù positive dell’amore, della misericordia e del perdono come insegnate da Gesù Cristo.
La visione e l'impegno 1. La preghiera Ci impegniamo a rendere la preghiera la priorità più alta della chiesa. Questo impegno si mostrerà: con ogni chiesa locale che diventa una casa di preghiera per tutti i popoli. Enfatizzando la comunicazione con Dio come il privilegio più alto e la responsabilità più grande per ogni membro. Che è modellato da tutti i leader di chiesa con una vita di preghiera attiva ed efficace. Unendoci con altri credenti in una preghiera corporativa e di intercessione. (Is 56:7; Mc 11:17; Rom 8:26; 1Cor 14:14; 1Ts 5:17; 1Tim 2:1-4,8; Giac 5:14-15). 2. Il culto pentecostale Ci impegniamo a radunarci regolarmente come espressione locale del Corpo di Cristo per partecipare all'adorazione che esalta Dio, impegna il cuore, la mente e l'anima, e incita ad una dedicazione e ad un discepolato più profondi. Questo impegno si mostrerà: con l'assistere le chiese locali nel programmare e nel preparare culti importanti ed unti. Equipaggiando i pastori e altri leader del culto a guidare un culto genuinamente espresso e spiritualmente vivo. Modellando vari stili di culto che glorificano Dio e incoraggiano l'evangelizzazione e il servizio. Sottolineando l'importanza di un servizio biblico e la centralità della Parola di Dio quale elemento del culto. (Gv 4:24; Sal 29:2; Rom 12:1; 1Cor 12:4-11; Is 58; Mt 25:31-46) 3. Evangelizzazione del mondo Ci impegniamo a raggiungere gli inconvertiti, a battezzarli in acqua e a guidarli ad unirsi alla chiesa. Questo impegno si mostrerà: guardando tutte le nazioni del mondo come un nostro campo di missione. Incoraggiando ogni chiesa locale a crescere di un 10% ogni anno con una crescita per conversioni. Coltivando una passione genuina per i perduti che spinga i membri a comunicare personalmente il vangelo di Gesù e a dimostrare il Suo amore agli inconvertiti. Disciplinando i nuovi credenti e passando la nostra fede alla prossima generazione. Praticando uno stile di vita improntato all'evangelizzazione. (Ma 9:37-38; 28:19-20; Mc 16:15-18; At 1:8; Rom 10:13-15) 4. Fondare chiese Ci impegniamo ad identificare, a preparare e a trovare risorse per i fondatori di chiese, chiamati da Dio, e ad aprire nuove chiese che danno vita. Questo impegno si mostrerà: focalizzandoci sulle risorse designate della chiesa locale, degli uffici nazionali e regionali e internazionali per aprire nuove chiese. Aprendo nuove chiese con un minimo del 3% del totale delle chiese presenti in un'area/nazione annualmente. Sviluppando un programma certificato di preparazione nel nostro Dipartimento di Evangelizzazione e Missione e nelle istituzioni scolastiche per fondatori di chiese e missioni. Riaffermando i diversi modelli di apertura di chiese in differenti situazioni. Riconoscendo il fondare di chiese come un ministero apostolico dei nostri giorni. (Mt 16:18; Gv 4:35; At 2:47; 14:23; Ef 5:25-28) 5. Sviluppo della leadership Ci impegniamo ad identificare e a preparare persone che Dio ha chiamato e a cui ha dato doni di leadership e li ha incitati ad essere dei servi-leader. Lo dimostreremo: creando un ambiente in cui uomini e donne con doni di ministero sono preparati per servire come servi-leader. Equipaggiando, dando forza e nominando laici per servire come aiuto ministri dentro e fuori la chiesa. Provvedendo risorse rilevanti e opportunità di preparazione per ministri e laici. Incoraggiando i pastori a guidare nella visione, a comunicare la visione alla comunità e ad organizzare il corpo e ognuno dei suoi gruppi di ministero così da realizzare la visione. (Mc 3:13-15; 2Tim 2:2, 15; 3:14-17; Ef 4:11-13) 6. Impegno sociale Ci impegniamo alla sfida di essere una chiesa che genuinamente cura i propri membri, e i perduti, gli afflitti e i bisognosi. Lo dimostreremo: costruendo relazioni amabili e affettuose all'interno delle famiglie, tra i membri e nelle comunità che serviamo. Obbedendo al mandato sociale di Cristo in Matteo 25. Coltivando compassione e mostrando misericordia per i disprezzati, gli indesiderati e i perduti della nostra società. Stabilendo in ogni chiesa locale alcuni tipi di ministero che dimostrano il nostro interesse genuino e l'amore per gli svantaggiati o oppressi. (Mt 25; Sal 86:15; Lc 6:36; At 20:28) 7. Interdipendenza Ci impegniamo al principio dell'interdipendenza, riconoscendo le nostre connessioni e dipendenze con tutti i membri del corpo di Cristo. Lo dimostreremo: raggiungendo gli altri nel Corpo di Cristo per collaborare, condividere le risorse e le opportunità di apprendimento. Incoraggiando le chiese locali a costruire relazioni con chiese di simile intenzioni e desiderio nelle loro comunità per lavorare assieme per raggiungere i perduti. Coinvolgendo i ministri nel processo di mentore, consulenza, preparazione ad ogni livello per incrementare il livello di fiducia e sostegno tra i ministri. Dialogando con organizzazioni di ogni livello che cercano di portare a compimento il Grande Mandato di Cristo. (Col 2:19; 1Cor 12:14-31;: Gal 6:1-6)
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